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La vacca podalica

È considerata la più rustica tra le razze italiane. Proviene dalla Podolia (regione dell'Ucraina) con l'invasione barbarica. Dopo la caduta dell'impero Romano si è sviluppata lungo la costa dell'Adriatico dal Veneto alla Puglia garganica.
E' una vacca a triplice attitudine: latte, carne e lavoro. Negli ultimi anni, con la meccanizzazione agricola non ha avuto più impiego nel campo lavorativo, per cui adesso è rimasta soltanto come razza da carne e, in alcune zone e in alcuni periodi dell'anno, per lo sfruttamento del latte di ottima qualità dovuta all'alto contenuto di grasso, proteine e vitamine. Dal suo latte si produce un buon formaggio caciocavallo.
E' una razza che offre non solo un latte particolarmente aromatico, ma anche carni sapide, sane, ricche di sali minerali. Carni difficili per la massaia moderna perché non riconducibili ai canoni estetici comuni: il grasso è giallo perché gli animali mangiano erbe ricche di carotene, sostanza assente nei mangimi e negli insilati; il gusto è più intenso e caratterizzato.
Oggi la vacca podolica è presente soltanto nelle regioni meridionali (Campania, Calabria, Basilicata e Puglia) e, per di più, largamente meticciata. Se nel 1983 se ne potevano contare circa 100 mila esemplari puri, oggi sono 25 mila i capi registrati nel libro genealogico della razza.
La vacca podolica si sarebbe estinta se non ci fosse stata una saggia politica inaugurata negli anni ‘60 dall'Ispettorato Agrario di Foggia e dell'ARA, e arrivato a due provvedimenti presi dal Parco Nazionale del Gargano, che nel 1999 ha stanziato un cospicuo contributo finanziario per l'acquisto di tori podalici, e nel 2001ha finanziato un premio di mantenimento alle vacche podoliche in purezza per 5 anni.
Per la prima volta in assoluto, nel mese di giugno del 2000 il Parco Nazionale del Gargano ha ospitato la Mostra nazionale dei ovini podolici.

La Transumanza

Transumanza vuol dire pastorizia trasmigrante. La parola è composta da trans (di là da) e da humus (terra). Si basa su quattro capisaldi: il cambio tra due sedi note in determinati periodi dell’anno; la proprietà del gregge; lo sfruttamento diretto dello stesso; l’orientamento presso l’economia di mercato.
Sicuramente la transumanza era tra le attività fondamentali dei Sanniti, favorita dall’esenzione da imposte sia sul bestiame, sia sui pascoli e sulle strade di collegamento. La donna sannita aveva sempre in casa la conocchia per filare la lana e un telaio per tesserla e farne capi di abbigliamento e coperte. Gli uomini sanniti invece, oltre alla cura delle greggi, si impegnavano in varie attività tra cui quelle relative agli scambi commerciali e ai servizi di accoglienza e di trattenimento. Nel periodo romano la pastorizia venne considerata l’attività tra le più nobili e redditizie e ne fecero un settore importante per la loro economia. La realizzazione di opere pubbliche e di grandi manifestazioni con spettacoli furono realizzate con il ricavato delle multe imposte ai proprietari di pecore. Nel 290 a.C. i Romani disciplinarono la transumanza con leggi importanti e la sottoposero al controllo pubblico e al prelievo fiscale. In alcuni punti di attraversamento obbligato veniva esatta la Scrittura, che era la tassa pagata sugli animali iscritti nei registri degli appaltatori d’imposta.
Dopo la caduta dell’Impero Romano la pastorizia trasmigrante scomparve quasi del tutto a causa dell’assenza di un potere politico. Durante l’XI secolo venne riscoperta e tutelata nella Costituzione Normanna, che impose contro i trasgressori la confisca dei beni e addirittura la pena di morte. I pastori però dovevano pagare il pedaggio sulle vie tutelate. Successivamente con Federico II la transumanza fu ulteriormente agevolata e facilitata nei grandi circuiti commerciali. Con gli Angioini (XIII secolo) la pastorizia andò in crisi perché venne dato più spazio alle coltivazioni agricole. Giovanna II successivamente richiamò in vita la Costituzione Normanna istituendo il foro speciale per gli operatori della transumanza. Per gli Aragonesi la transumanza fu il settore trainante dell’economia. Essi istituirono un apposito ufficio per la gestione chiamato Regia Dogana della Mena delle pecore in Puglia che era diretto dal Doganiere, un alto funzionario governativo.
La transumanza è stata per secoli un fenomeno oltre che economico e pastorale anche politico, sociale e culturale che ha segnato in modo indelebile le regioni interessate da essa.